
Squid Game
Un due tre…stella! E il pensiero va subito all’inquietante bambola gigante che ha girato in lungo e largo web e telegiornali: basta questo per capire l’incredibile successo di Squid Game...
Un, due, tre…stella! E il pensiero va subito all’inquietante bambola gigante che ha girato in lungo e largo web e telegiornali: basta questo per capire l’incredibile successo di Squid Game, una serie tv coreana diventata in poco tempo un fenomeno mediatico di portata mondiale.
Ma di cosa parla?
Squid Game racconta la storia di un uomo gravemente indebitato che accetta di partecipare a una misteriosa e pericolosa competizione, in cui i partecipanti si sfidano in una serie di giochi per bambini.
Presto, però, scopriranno che la posta in gioco è ben più alta: si tratta di una vera e propria gara di sopravvivenza, dove solo uno può uscirne vivo.
La serie offre uno spunto potente sulla natura umana di fronte a situazioni estreme, esplorando come l’istinto di sopravvivenza possa scatenare comportamenti spietati e annullare qualsiasi valore morale.
Simile a Parasite, Squid Game si fa anche portavoce di una critica feroce al capitalismo che, nella sua corsa spietata, schiaccia i più vulnerabili. Ma la serie va oltre: restituisce una riflessione inquietante sui pericoli di una società che rischia di essere sedotta da una deriva autoritaria troppo vicina per poter essere certa di restarne immune.
Qui potrai leggere trama, recensione e curiosità senza spoiler.
- Genere:
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Azione
- Sensazioni:
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Suspense
Adrenalina
- Su:
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- Cast:
Squid Game
SQUID GAME - TRAMA SENZA SPOILER
Corea del Sud, giorni nostri. Seong Gi-hun è un fallito di mezza età che vive sulle spalle della madre anziana, costretta a lavorare nonostante vari acciacchi fisici per mandare avanti la casa.
Oltre a scroccare soldi dalla madre, chiedendoglieli senza alcuna vergogna, o a rubarli dalla sua carta di credito, Gi-hun si affida spesso al gioco tentando la fortuna ai cavalli.
E le cose sembrano andargli bene quando nel giorno del compleanno della figlia riesce ad incassare una grossa vincita.
Ma c’è un piccolo dettaglio: Gi-hun è sommerso di debiti e fuori all’ippodromo viene immediatamente braccato da un gruppo di malviventi che reclama i soldi. Dopo una breve fuga, i creditori lo raggiungono e lo invitano, con le cattive, a saldare il debito.
Gi-hun crede di poter pagare attingendo dalla vincita appena riscossa, tuttavia quando infila la mano nella giacca si rende conto di aver smarrito la busta con i soldi. A questo punto ripensa alla fuga e allo scontro accidentale con una ragazza, soccorsa dallo stesso Gi-hun in seguito alla caduta.
Ed è in quel preciso istante che capisce di essere stato derubato dalla giovane donna
Tuttavia, i creditori gli danno un’altra possibilità facendogli firmare (con il sangue) un contratto per rientrare dei soldi che gli deve: si tratta della rinuncia ai diritti fisici.
In poche parole, se Gi-hun non salderà il suo debito entro il mese successivo, i malviventi potranno far valere il contratto e prendersi come risarcimento un rene ed un occhio.
Dopo essere stato a cena con la figlia per festeggiare il suo compleanno, Gi-hun si ritrova alla stazione della metropolitana pieno di lividi e con il morale sotto i tacchi quando all’improvviso gli si presenta un giovane uomo, con vestito elegante, che gli propone di fare un gioco insieme.
Il misterioso uomo lo sfida ad un gioco coreano che si chiama ddakji: il gioco consiste nel lanciare in terra una quadratino di carta con l’obiettivo di far capovolgere il quadratino del proprio avversario.
Alla lontana, ricorda un po’ il gioco che si fa dalle nostre parti con le figurine.
Questa la proposta dell'uomo: chi perde deve dare 100 mila won all’altro. Gi-hun accetta e dopo aver perso la prima partita rivela all’uomo di non avere la possibilità di pagarlo.
Ma l’uomo gli dà un’alternativa: può continuare a giocare, ma riceverà uno schiaffo in faccia per ogni sconfitta.
Gi-hun accetta il nuovo accordo e i due continuano a giocare, con l’uomo che vince tutte le partite. E Gi-hun che riceve schiaffi su schiaffi.
Fin quando riesce finalmente a vincere una partita
L’uomo paga la sua scommessa di 100 mila won, ma non si limita a questo.
Dopo aver rivelato di conoscere tutto sulla vita privata di Gi-hun, soprattutto sui suoi debiti con gli strozzini e con le banche, gli consegna un biglietto e lo invita a partecipare ad un torneo di giochi promettendo facili e lauti compensi nel giro di pochi giorni.
Gi-hun è scettico al riguardo, ma una volta tornato a casa dopo una cena con la figlia viene a conoscenza che l'ex compagna si trasferirà con la figlia ed il nuovo partner negli Stati Uniti.
Notizia che sconvolge Gi-hun al punto da accettare la proposta dello sconosciuto, con la speranza di guadagnare soldi e lottare per l'affidamento della figlia.
Dopo aver telefonato al numero segnato sul biglietto, si reca sul luogo dell’appuntamento e sale a bordo di un van che al suo interno ospita già diverse persone che stanno dormendo.
Poco dopo cadrà anche lui in un sonno profondo e si capirà che non erano addormentati, ma narcotizzati da un gas soporifero.
Al risveglio si ritrova in un luogo assolutamente eccentrico
Una specie di enorme dormitorio militare ricolmo di letti dai cui altoparlanti risuona musica classica. Ogni persona indossa una tuta verde con un rispettivo numero sul petto e dietro la schiena, incluso Gi-hun che ha il numero 456.
Gi-hun fa subito la conoscenza di un signore anziano che porta il numero 1.
Il vecchio gli rivela di avere i giorni contati a causa di un tumore al cervello.
Subito dopo ritrova una vecchia conoscenza mentre sta discutendo animatamente con un’altra persona: si tratta della donna che l’ha derubato mentre era in fuga dagli strozzini.
Gi-hun sobbalza su di lei per reclamare i soldi, ma neanche il tempo di ricevere risposta che si apre un cancello da cui fuoriesce un gruppo di persone che indossano delle tute rosse e delle maschere protettive, come quelle usate per la scherma, che riportano un cerchio o un quadrato.
L’unica persona con un quadrato sulla maschera inizia a spiegare le regole del gioco: si tratta di sei giochi in sei giorni diversi e chi vince tutti e sei i giochi intascherà un ricco premio in contanti.
La spiegazione sulla natura dei giochi e sulla portata del montepremi resta vaga
Pian piano, però, viene fuori che tutti i partecipanti sono persone alle prese con grossi problemi finanziari, proprio come Gi-hun, motivo per cui nessuno pone ai misteriosi e anonimi supervisori degli interrogativi troppo insistenti.
Una volta conclusi i preparativi, tutti vengono guidati verso lo scenario del primo gioco, luogo in cui Gi-hun riconosce Sang-woo, un amico di vecchia data considerato il genio del suo quartiere, finito nei guai per alcune truffe finanziarie.
Il primo gioco è un classico conosciuto anche dalle nostre parti: si tratta di un, due, tre…stella!
Per chi non lo sapesse, si tratta di un gioco in cui una persona - detta capogioco - è chiamata a contare fino a tre con gli occhi chiusi rivolti verso una parete o un albero mentre gli altri, posizionati a qualche metro di distanza, devono avanzare il più possibile. Quando, però, il capogioco esclama la parola “stella”, gli altri partecipanti devono restare immobili per una manciata di secondi fino a quando il capogioco torna a contare.
Chi si muove, viene eliminato dal gioco
Ecco, anche qui le regole sono le stesse, solo che il capogioco non è una persona fisica, ma un robot gigante con la voce di bambina .
E chi viene eliminato dal gioco, viene eliminato anche dalla vita. Ucciso a colpi di fucile.
Cosa che i partecipanti scopriranno stesso in quel momento.
La bambola cyborg, infatti, presenta dei sensori di movimento all’interno delle pupille, sparando a chiunque commetta un movimento inconsulto dopo la parola “stella”.
Il campo da gioco diventa un vero e proprio cimitero.
Un massacro.
Al rientro dal primo gioco, i supervisori sveleranno ai superstiti la vera natura dei giochi ed il montepremi finale: ogni decesso corrisponde ad un incremento di 100 milioni di won.
Essendo in tutto 456 partecipanti, il vincitore si porterà a casa 45,6 miliardi di won
Circa 33 milioni di euro.
Dal canto loro, i giocatori avrebbero la possibilità di avvalersi di una clausola che gli consentirebbe di interrompere immediatamente i giochi qualora la maggioranza lo decidesse.
Questo è soltanto l’inizio di una situazione in cui tutti i partecipanti saranno chiamati a scegliere tra la certezza di una vita misera, relegata ai margini della società, e la possibilità di giocarsi una flebilissima opportunità di diventare ricchi, o morti nel tentativo.
Intanto un giovane poliziotto proverà ad infiltrarsi all’interno dell’organizzazione per capire chi è il burattinaio che manovra questo cruento teatrino.
E per quali scopi.
SQUID GAME - RECENSIONE SENZA SPOILER
Squid Game è una serie affascinante e, sebbene non priva di imperfezioni, lascia un segno indelebile.
La sua principale debolezza risiede nello sviluppo psicologico dei personaggi, che a tratti appare superficiale e privo di sfumature. Tuttavia, non c'è dubbio che l'idea di fondo sia brillante: un gioco infantile come 1, 2, 3… stella! trasformato in una questione di vita o di morte è una trovata talmente originale e bizzarra che probabilmente solo una mente davvero fuori dagli schemi, come quella di Tim Burton, avrebbe potuto concepire.
Ciò che rende Squid Game davvero potente è la sua capacità di esplorare la natura umana in condizioni estreme. La serie indaga come l'istinto di sopravvivenza possa far emergere il peggio di noi stessi, riducendo qualsiasi valore etico a un'ombra lontana.
Mors tua vita mea, come avrebbe detto qualcuno nei secoli passati: la vita di un altro diventa la tua salvezza.
A livello sociopolitico, Squid Game è anche un manifesto pungente delle frustrazioni che permeano la società sudcoreana
La critica al capitalismo è evidente sin dalle prime puntate, con storie di vittime e predatori che emergono in vari episodi. Un esempio emblematico è Abdul Alì, un operaio pakistano sfruttato da un datore di lavoro senza scrupoli, ma anche Sang-woo, un personaggio che, nel contesto dell’astrazione dei beni tipica del capitalismo, trova terreno fertile per i suoi reati finanziari. C'è anche la lotta quotidiana della madre di Sang-woo, che cerca di tenere in piedi una piccola attività nel mercatino di quartiere, e il protagonista Gi-hun, gravato da debiti bancari dopo aver fallito come imprenditore.
In Squid Game emerge un capitalismo spietato che non perdona, un sistema in cui l'unica via di salvezza per evitare un destino miserabile è vendere se stessi, letteralmente. Il messaggio è chiaro: in una società dominata dal mercato, dove tutto può essere acquistato e venduto, anche i corpi diventano merce. Gi-hun, infatti, arriva a mettere in gioco i propri organi pur di liberarsi dai debiti.
Tuttavia, a questa visione cinica e disillusa del capitalismo, Squid Game contrappone una critica alla fragilità della promessa di felicità offerta dal socialismo, con riferimenti impliciti ai regimi autoritari
Il contesto dei giochi, con la sua struttura gerarchica e rigidamente burocratica, ricorda un sistema socialista o totalitario, dove le vite degli individui sono ridotte a numeri e strumenti di controllo. In questo scenario, la partecipazione ai giochi appare come una via di fuga dalla miseria di una vita ai margini, simile a quella che alcuni potrebbero vedere nel "salvavita" offerto da un regime autoritario.
La somiglianza tra il microcosmo dei giochi e la Corea del Nord è palese
Con l’omologazione dei partecipanti attraverso la numerazione e la perdita dell’identità individuale, un espediente che rimanda alla disumanizzazione dei regimi dittatoriali. Le tute degli operai, scelte appositamente per evocare la uniformità degli abiti da lavoro, amplificano l’idea di annullamento delle personalità. I colori brillanti e le architetture distorte degli spazi sembrano rimandare alla propaganda visiva, che può trasformare un inferno in un gioco apparente, rendendo la prigionia quasi "accettabile" o addirittura seducente.
Squid Game descrive così i due grandi bluff della nostra epoca: il capitalismo che svende l'umanità e il socialismo che promette felicità attraverso un inganno collettivo, entrambi basati sulla deumanizzazione e sulla negazione del libero arbitrio.
Anche il concetto di teoria dei giochi si intreccia perfettamente con la trama
Dove strategie individuali e dinamiche di gruppo diventano determinanti per la sopravvivenza. Ogni giocatore, alla ricerca del massimo vantaggio, si ritrova a fare calcoli su alleanze e tradimenti, in un contesto dove ogni scelta ha un prezzo. La teoria dei giochi, in fondo, non è che un’applicazione pratica del capitalismo: tutto si riduce a calcoli e guadagni, dentro e fuori dai giochi.
In conclusione, Squid Game è una serie pensata per attrarre il grande pubblico, un po’ come Hunger Games o Saw, con una trama avvincente e piena di colpi di scena, perfetta per il mainstream.
Ma, come Parasite, non si limita a intrattenere: attraverso il suo contenuto, offre una riflessione sullo stato attuale della Corea del Sud, una società in fase di transizione, che spietatamente lascia ai margini chi non è abbastanza forte o pronto per affrontare le sfide di un modello senza scrupoli.
SQUID GAME - CURIOSITÀ SENZA SPOILER
- Nella serie Gi-hun s’impegna a firmare (con il sangue) la rinuncia ai diritti fisici, impegnando un occhio e un rene qualora non fosse riuscito a saldare il debito entro un mese. Ovviamente non esiste alcun tipo di contratto che possa consentire un accordo del genere.
- Il numero di telefono segnato sul biglietto che Gi-hun riceve dallo sconosciuto in metro per partecipare ai giochi era realmente attivo. Dopo la messa in catalogo dell’episodio, molti spettatori hanno provato a telefonare quel numero chiedendo di partecipare ai giochi. Il proprietario ha dichiarato di aver ricevuto oltre le 4000 telefonate al giorno. Tuttavia, non potendo cambiare il numero per motivi di lavoro ha chiesto alla produzione di oscurarlo o modificarlo. Cosa poi avvenuta.
- Pare che il personaggio di Sang-woo sia ispirato al regista della serie, Dong-hyuk, il quale vanta un prestigioso passato da studente della Seoul National University e una mamma che ha lavorato al mercatino Ssangmun-dong. Speriamo che almeno lui non abbia truffato nessuno.
- Inizialmente la serie doveva essere un film. Poi, una volta deciso per la serie, non doveva chiamarsi Squid Game ma Round Six, come il numero di giochi.
- La sceneggiatura è stata respinta più volte dalle varie case di produzioni a causa soprattutto della natura violenta dello show. E diversi attori hanno rifiutato di parteciparvi per la trama troppo inquietante.
- Squid Game è la prima serie tv coreana ad essersi classificata al primo posto tra gli show Netflix più visti negli Stati Uniti, superando Sex Education. In assoluto, invece, è la seconda serie Netflix più vista al mondo, dietro solo Lucifer.
- Lo show è stato girato quasi completamente nella città di Daejeon, vicino a Seoul, in Corea del Sud. La produzione è stata interrotta per un paio di mesi a causa della pandemia riprendendo a settembre.
- Netflix ha anche prodotto una sorta di reality show basato sulla trama di Squid Game: l'esperimento è interessato e vale la pena di guardarlo, anche se ci sono state polemiche sull'erogazione della vincita finale.