La Casa di Carta

La Casa di Carta

La Casa di Carta spacca l’opinione degli appassionati di serie tv come nessun altro show televisivo. O si ama o si odia.

Da qualcuno invece potrebbe essere percepita come una serie...

La Casa di Carta spacca l’opinione degli appassionati di serie tv come nessun altro show televisivo. O si ama, o si odia.

Da qualcuno, invece, potrebbe essere percepita come una serie divertente.

Involontariamente divertente. Nel senso che potrebbe suscitare un atteggiamento abbastanza divertito per i voli pindarici della trama e le situazioni grottesche che la caratterizzano.

Anche involontariamente fantasy, a pensarci bene.

Insomma, la serie presenta quell’irresistibile fascino trash dell’amabilmente impossibile alla Steven Seagal o Sylvester Stallone ai tempi d’oro, per intendersi. E questa motivazione potrebbe essere sufficiente non solo ad iniziarne la visione, ma addirittura a concluderla.

La curiosità del “chissà dove andranno ad apparare” ad un certo punto potrebbe diventare irresistibile.

Eppure, nonostante qualche strafalcione di troppo e alcuni aspetti della sceneggiatura quantomeno discutibili, La Casa di Carta è diventata una serie cult in grado di suscitare un seguito popolare senza precedenti.

Fino al punto che la maschera di Salvador Dalì utilizzata dai protagonisti è diventata, nell’immaginario collettivo, un simbolo di resistenza contro qualsiasi sopruso perpetrato dal potere.

Un po’ come accaduto per la maschera di Guy Fawkes dopo V per Vendetta.

E il canto partigiano “Bella Ciao”, intonato a più riprese durante la serie, una hit da karaoke al pari di "Albachiara" di Vasco Rossi o “Come Mai” degli 883.

Se sei tra le poche persone a non aver ancora visto La Casa di Carta e vuoi saperne qualcosa in più sulla trama, ma senza indesiderate anticipazioni, sei nel posto giusto.

La Casa di Carta

Genere:
Azione Azione
Sensazioni:
Suspense Suspense
Su:
netflix
Cast:
Il professore
Alvaro Morte
Tokyo
Ursula Corbero
Berlino
Pedro Alonso
Raquel Murillo
Itziar Ituno
Rio
Miguel Herran
Nairobi
Alba Flores
Denver
Jaime Lorente
Monica
Esther Acebo
Avviso sui contenuti:
Violenza
Aggiornato il: 17/11/2024

LA CASA DI CARTA - TRAMA SENZA SPOILER

Spagna, giorni nostri.

Una ragazza, visibilmente sconvolta, si sveglia bruscamente da un sonno piuttosto disturbato. Il tempo di aprire gli occhi e la giovane donna, distesa sul letto mentre impugna una pistola, inizia a raccontare i motivi della sua concitazione.

Mi chiamo Tokyo, ma quando è iniziata questa storia non mi chiamavo così ”: inizia così La Casa di Carta, con la voce narrante della protagonista della serie che si rivolge direttamente allo spettatore.

Tokyo parla brevemente del suo passato di esperta ladra

E soprattutto dell’ultima rapina in banca andata male che l’ha costretta a nascondersi in un luogo segreto per 11 giorni.

La giovane ragazza si sofferma soprattutto della morte del complice, nonché amore della sua vita, durante il tentato colpo.

Il tutto mentre la tv divulga pubblicamente il suo volto e trasmette la scena della sparatoria che ha portato il suo amato a morire sotto i colpi della polizia.

Ma non c’è tempo per rimuginare: la giovane latitante, infatti, prenderà ben presto la decisione di lasciare il nascondiglio per scappare nel posto più lontano possibile.

Prima di fuggire, però, commetterà l’errore grossolano di telefonare alla madre: vuole sentirla un’ultima volta prima di andarsene via per sempre, ignara del fatto che la polizia stia intercettando la telefonata.

A salvarla dall’inevitabile arresto arriva colui che Tokyo definirà subito il suo angelo custode.

Un tale che si fa chiamare “il professore”

Si tratta di un uomo dall’aspetto comune, dalla barba incolta e con un linguaggio forbito e accomodante tipico di un insegnante.

Il professore la inviterà a salire a bordo di una improbabile utilitaria e le consiglierà di non recarsi dalla madre, riuscendo ad abbattere il suo scetticismo iniziale mostrandole alcune fotografie che ritraggono gli agenti di polizia presso la sua abitazione, in attesa di poterla catturare.

L’obiettivo del professore, però, non è quello di “salvarla” dall’arresto. Il suo scopo è un altro.

Vuole che Tokyo entri a far parte della squadra che proverà a realizzare il colpo più importante della storia.

Non le dirà subito di cosa si tratta nello specifico, ma si limiterà a quantificare il bottino: 2400 milioni di euro.

Tokyo, attratta dalla prospettiva di ricchezza e libertà, non esita ad accettare la proposta del professore.

Poi la trama entra nel vivo

La narrazione si divide in due frangenti temporali che saranno puntualmente accostati tra loro durante le diverse fasi del colpo: la preparazione del piano, avvenuta nei 5 mesi precedenti, e la sua esecuzione.

Il professore, infatti, illustrerà a tutti l’accuratissima strategia per realizzare il colpo del secolo, impartendo lezioni come in una master class universitaria, con tanto di lavagna e banchi di scuola.

Prima di iniziare, però, la serie dedica una piccola parentesi alla presentazione degli altri componenti reclutati dal professore.

Ad introdurli ci penserà la stessa Tokyo, che riserverà a ciascuno di essi una breve descrizione.

Ogni componente si fa chiamare con il nome di una città diversa per conservare l'anonimato.

Il primo ad essere presentato è Berlino

Spalla destra del professore e coordinatore operativo dell’intera operazione.

Berlino è un rapinatore seriale molto esperto che vanta un “curriculum criminale” piuttosto prestigioso, tra cui un furto effettuato direttamente nel museo del Louvre. Esperienza e sangue freddo sono gli elementi che lo rendono una preziosa risorsa per l’intera operazione, tuttavia la sua personalità estremamente complessa, ricca di sfumature, ed il peso di alcuni inconfessabili segreti potrebbero renderlo una mina vagante da un momento all'altro.

Mosca, invece, è uno scavatore professionista con un passato da operaio nelle miniere, prestato alle rapine in banca grazie alla sua straordinaria capacità di maneggiare attrezzature complesse per la realizzazione di tunnel.

Ad accompagnarlo c’è anche il figlio, Denver, un ragazzo che non possiede particolari talenti e dal carattere irascibile. La classica "testa calda" da risse in discoteca reclutato esclusivamente per convincere il padre a far parte dell’operazione.

Poi c’è Rio, un giovane hacker in grado di violare qualsiasi sistema di sicurezza con estrema facilità.

A completare la squadra ci sono Helsinki ed Oslo, due ragazzoni ben impostati e scelti perché soldati che eseguono acriticamente gli ordini. E soprattutto Nairobi, una giovane stravagante falsaria dal carattere frizzante e pronta a farsi rispettare ogni qualvolta qualcuno le pesterà i piedi.

Queste sono le persone che compongono la classe del professore, ma in realtà il team sarà ben più equipaggiato di quello che sembra e le sorprese non mancheranno.

Anche perché il professore, dopo la presentazione affidata alla voce narrante di Tokyo, rivelerà alla classe l’obiettivo del colpo.

Il bersaglio è di quelli grossi: la Zecca di Stato della Spagna

La cosiddetta “Casa de Papel”, ovvero il posto in cui vengono stampate le banconote spagnole.

E il professore intende riuscirci senza versare una goccia di sangue e senza prelevare neanche un centesimo dai soldi dei cittadini, al fine di attirare le simpatie dell’opinione pubblica per motivi che poi verranno rivelati.

Ambizione che dovrà scontrarsi con diversi imprevisti.

In particolare, con le bizze di alcuni ostaggi piantagrane come Arturo Roman, il direttore della Zecca di Stato. E con le intenzioni della polizia capeggiata dall’ispettrice Raquel Murillo, una donna con una vita privata complicata incaricata di vestire i panni di negoziatrice con i rapinatori.

Il professore sarà il regista dell’operazione che dall’esterno coordinerà Berlino, Tokyo e gli altri durante le diverse fasi di attuazione del piano, negoziando in prima persona con la polizia e rendendosi artefice di uno scaltro doppio gioco per eludere le forze dell'ordine.

Insomma, il piano del professore - anche se estremamente dettagliato - verrà messo costantemente alla prova durante una rapina che cambierà profondamente tutti coloro che vi parteciperanno.

Indipendentemente dai ruoli, dalle mansioni di ciascun protagonista e dall’esito finale.

LA CASA DI CARTA - RECENSIONE SENZA SPOILER

La Casa di Carta è il classico esempio di show televisivo completamente asservito all’intrattenimento dello spettatore, a discapito di qualsiasi accenno di ricercatezza o sincerità narrativa.

Questo non è necessariamente un aspetto negativo.

La serie offre svago acritico, fregandosene di essere credibile

Qualcuno parlerebbe di visione leggera. Qualcun altro, di una leggerezza così inconsistente da diventare evanescenza. Fumo sapientemente nascosto dietro esplosioni pirotecniche, drammi a buon mercato e ritornelli orecchiabili.

I più permalosi, invece, potrebbero sentirsi autorizzati a scomodare l’appellativo di presa in giro. Forse, senza avere tutti i torti.

Per qualcuno, infatti, La Casa di Carta potrebbe definirsi una serie action involontariamente fantasy intermezzata da infiniti dialoghi melodrammatici tipici della peggior telenovela spagnola. E con una dilatazione temporale degli eventi degna di Holly e Benji.

Sì, quel cartone animato in cui i calciatori riuscivano ad avere il tempo di raccontare la storia della propria vita mentre correvano palla al piede dal centrocampo all’area di rigore avversaria.

Anche qui, a più riprese, il tempo sembra fermarsi appositamente per consentire ai protagonisti di inscenare stucchevoli sceneggiate sentimentali, simposi sul significato della vita o processi di crescita interiore.

Il tutto mentre l’esercito di una nazione resta a guardare

Ma gli spagnoli sono un po’ così: davanti alla possibilità di assistere al melodramma, anche il possibile default di Stato passa in secondo piano.

Eppure l’inizio non è male.

Anzi, è lastricato di buone intenzioni.

Inizialmente, infatti, emerge chiaramente il tentativo di conferire all’impianto narrativo un’impalcatura razionale, come evidenziato dagli sforzi quasi insistenti di rendere il piano del professore il più verosimile possibile agli occhi dello spettatore.

Le cose peggiorano drasticamente con il passare degli episodi e delle stagioni

E, ad un certo punto, le acrobazie della sceneggiatura appariranno sempre più paradossali, fino ad assumere contorni grotteschi.

La netta sensazione è che la graduale crescita della popolarità della serie sia coincisa con una voglia crescente degli sceneggiatori di sorprendere e spiazzare, portandoli a spingersi decisamente oltre la soglia dell'accettabile.

Dalla terza stagione in poi, la trama de La Casa di Carta è stata fagocitata dalla ricerca forsennata dei colpi di scena, con risvolti assolutamente goffi.

In una serie così schiava del fan service ovviamente non poteva mancare l’inflazionata retorica del ribaltamento dei ruoli e del giudizio da riservare ad essi.

I ladri sono ritratti come eroi audaci, mentre i poliziotti vengono dipinti come brutti, cattivi e inadeguati. E poi c'è qualcuno che si colloca nel mezzo, giusto per dare un colpo al cerchio e uno alla botte.

Dopo aver letto queste osservazioni, potrebbe sorgere spontanea una domanda: come mai è diventata una serie che ha avuto così successo?

Non è facile dare una risposta

Sicuramente, l’idea della rapina alla Zecca di Stato è vincente. Intrigante. Così come può essere affascinante e provocatoria, ma allo stesso tempo populista e dal facile consenso, la narrazione antisistema contro i cosiddetti “poteri forti” rappresentati dalle banche e dalle istituzioni finanziarie.

Insomma, La Casa di Carta piace come può piacere il gelato al cioccolato ai bambini: pazienza se è stracolmo di zucchero e non possiede alcuna proprietà nutriente, il sapore è appagante e loro ne mangerebbero a colazione, pranzo e cena.

Alla lunga, però, il mal di pancia è assicurato. Persino per i più forti di stomaco.

LA CASA DI CARTA - CURIOSITÀ SENZA SPOILER

  1. La maschera di Salvador Dalì utilizzata dai rapinatori è diventata incredibilmente popolare al punto da essere indossata nelle piazze e negli stadi di tutto il mondo per manifestare diverse forme di dissenso. In realtà, la produzione in un primo momento aveva pensato di utilizzare il volto di un personaggio iconico della letteratura spagnola: Don Chisciotte. Poi è stato scelto Dalì in quanto considerato più attuale e con maggiore potenziale pop. La scelta è stata indovinata, niente da dire.
  2. La voce narrante della serie è quella del personaggio di Tokyo, interpretato da Úrsula Corberó, ma inizialmente era previsto che fosse il Professore a parlare allo spettatore.
  3. La serie, per ovvie ragioni di sicurezza, non è stata girata nella reale Zecca di Stato. La parte esterna dell’edificio è la facciata del Consiglio Superiore per la Ricerca Scientifica (CSIC). Gli scenari interni, invece, sono stati ricreati sul set.
  4. Per le scene post-esplosioni, gli scenografi hanno utilizzato zollette di zucchero per ricreare l’effetto visivo del vetro sparso per terra.
  5. Invece, i macchinari della Zecca di Stato per stampare i soldi che si vedono nella serie in realtà sono le rotative impiegate nella sede di Abc, noto quotidiano spagnolo, per stampare i giornali.
  6. Alcune scene della terza stagione de La Casa di Carta sono state girate in Italia. Per la precisione a Firenze, in Piazza Duomo e Piazza della Signoria.
  7. Pare che la serie inizialmente dovesse avere come protagonisti un gruppo di persone che decide di organizzare la rapina del secolo per reagire all’espropriazione della propria casa ( Los Deshuciados).

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